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“Mercedes e Bmw inquinano il 50% di più del dichiarato”

Un rapporto choc della “Transport&Environment”, società di analisi con sede a Bruxelles e a stretto contatto alla Commissione europea, conferma l’inaffidabilità delle prove di laboratorio sulle emissioni inquinanti e sui consumi di carburanti dichiarati dai costruttori e rivela scostamenti record tra i risultati dei test e la guida su strada. Maglia nera la Mercedes Classe E che in condizioni reali emette il 55% di Co2 in più di quanto accertato “sui rulli”, seguita da altri due modelli del gruppo tedesco la Classe A ed C e dalla Bmw serie 5 (+48%). La Peugeot 308 ha un gap tra le prove su strade e quelle in laboratorio del 47%, la Renault Megane del 45% e la Volkswagen Golf del 42%. La più “virtuosa” la Renault Twingo che emette “solo” il 10% in più di inquinanti rispetto a quanto dichiara.

CONSUMI TRUCCATI

Lo studio condotto su 17 modelli di sei costruttori (Bmw, Mercedes, Renault, Volkswagen, Toyota e Peugeot) ha analizzato anche i consumi di carburante, allargando la platea dei costruttori, riscontrando scoscamenti considerevoli tra il dichiarato e il reale. I modelli Mercedes ancora una volta registrano la performance peggiore con un più 48%. I modelli Psa e General Motor fanno registrare una differenza tra la prova di laboratorio e la guida in condizioni reali intorno al 40%. Bmw, Renault, Average, Ford e Volkswagen hanno un gap che oscilla tra il 37 e il 35%. Toyota e Fiat infine hanno gli scostamenti più bassi attorno al 25%.

Tra gli aspetti più preoccupanti messi in risalto dal report della “Transport&Environment” il fatto che negli anni il gap tra dichiarato e reale tende ad aumentare sempre di più: nel 2001 lo scostamento medio accertato era appena del 7% mentre nel 2014 ha superato il 35%. Segno evidente che i costruttori non riuscendo a stare al passo delle nuove direttive Euro sui consumi e sulle emissioni, adottano accorgimenti, non sempre leciti come lo scandalo dieselgate sta dimostrando, per poter omologare i nuovi modelli.

MINI COOPER BOCCIATA AI CRASH TEST

Intanto negli Usa scoppia un nuovo caso che coinvolge la Mini Cooper della Bmw. La Nhtsa, la Highway Traffic Safety Administration statunitense sta indagando sul marchio Mini, perché potrebbe essere stata “lenta” nel riparare le automobili che non hanno superato i crash test federali. Coinvolte poco più di 30.000 modelli Mini Cooper e Cooper S prodotte fra gli anni 2014 e 2015 e il John Cooper Works a partire dal 2015. Durante i test governativi condotti nell’ottobre 2014, si legge sul sito dell’autorità di controllo, è emerso che la Mini Hardtop Cooper 2014 due porte non protegge adeguatamente nella prova di impatto laterale . Due mesi più tardi, la Bmw ha accettato di effettuare un richiamo impegnandosi di lanciare una “campagna d’informazione” per aggiungere un imbottitura ai pannelli laterali posteriori del  modello 2015 della Hardtop Cooper a due porte. Ma la campagna di richiamo non è mai stata fatta, e la casa tedesca non ha mai avvisato la Nhtsa così come era stato concordato. Poi, nel luglio 2015, Nhtsa ha testato una 2015 Cooper S, anch’essa bocciata ai crash test di impatto laterale, e la Bmw ha deciso di richiamare volontariamente la Mini Cooper S prodotta nel 2015 e la Hardtop due porte e i modelli John Cooper Works prodotte nel 2015. L’agenzia ha dichiarato inoltre che la Bmw, pur essendo a conoscenza dei problemi del crash laterale non ha provveduto di sua iniziativa a richiamare subito le auto interessate.

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enrico cinotti

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