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Interfono per il bebè, come sceglierlo

L’interfono sorvegliabebè, una bella comodità per mamme e papà: trasmette a distanza pianti e rumori del bambino e così i genitori possono tenerlo sotto controllo anche quando sono in un’altra stanza, sul terrazzo o in giardino. Sapete come funziona? L’apparecchio trasmittente si lascia accanto alla culla, mentre l’adulto porta con sé la radiolina ricevente, che dà l’allarme se il pargolo si sveglia o piange.

COME SCEGLIERE

Il tipo di alimentazione è importante, perché gli apparecchi sono veramente portatili solo se funzionano anche a pile o con batterie ricaricabili, come i telefonini. Se invece l’alimentazione è solo a corrente, si sarà sempre condizionati dal tran-tran dell’“attacca e stacca la spina”. In qualche caso, il ricevitore è a pile, mentre il trasmettitore va solo a corrente: anche questa può rivelarsi una limitazione seccante se si vuol usare il gingillo elettronico in trasferta e non sempre nella stessa stanza.

Occhio al numero di canali su cui si possono commutare le onde radio per dribblare le interferenze: in genere, le frequenze disponibili sono due, ma non mancano modelli che si limitano a una sola frequenza. In qualche caso, entrambi gli apparecchi trasmettono e ricevono, cioè si ascolta e si parla in entrambe le direzioni come con un walkie-talkie: una caratteristica utile se dobbiamo vigilare su un bimbo cresciutello, una persona anziana o un ammalato.

La portata dichiarata, cioè la distanza massima fra trasmettitore e ricevente, si aggira sui 100-150metri, ma gli stessi costruttori avvertono che questo dato vale solo in campo aperto. All’interno di un’abitazione, pareti e altri ostacoli ridimensionano il raggio d’azione a qualche decina di metri.

Le spie luminose sull’apparecchio ricevente, che si illuminano se arrivano rumori dalla stanza del bambino, sono preziose per i genitori non udenti ma anche per chi, per qualsiasi ragione, preferisce tenere basso il volume dell’altoparlante.

I DETTAGLI DA CONSIDERARE

Anche alcuni dettagli sono importanti: per regolare il volume, per esempio, un interruttore con soli due livelli può rivelarsi scomodo. Meglio una rotella con regolazione continua.

Passiamo alle caratteristiche speciali. Ci sono apparecchi che, se il bimbo piange o fa rumore per più di 30 secondi s’illuminano di una tenue luce antibuio, che dovrebbe tranquillizzare il bambino, e nelle stesso tempo si attivano melodie musicali.

Non mancano neppure quelli in grado di rilevare i movimenti respiratori del neonato, grazie a un tappetino-sensore che si colloca sotto il materasso: dopo 20 secondi senza respiri, scatta l’allarme, perché potrebbe voler dire che il pupo è volato giù dal letto o non sta bene.

Per chi, poi, non vuol perdere di vista il figlioletto neanche un secondo, ci sono i videomonitor, una televisione a circuito chiuso dove protagonista assoluto è il lattante in culla. La telecamera a infrarossi vede anche al buio, così non dovrete costringere il pupo a dormire con la luce accesa.

ATTENTI AL GRANDE FRATELLO

Quello a cui però non si pensa, quando si porta in casa un controlla-bebè, è che potrebbe essere ascoltato anche da orecchie indesiderate. Basta che i vostri vicini abbiamo in casa un interfono della stessa marca, anche se di modello diverso, perché il microfono sempre acceso nell’intimità della camera da letto si trasformi in un imbarazzante “Grande fratello” in versione baby. Le frequenze radio, infatti, sono le medesime per tutti i prodotti. Meglio accertarsi di non ricevere interferenze, dunque, prima di imbarazzanti mancanze di privacy.

 

 

 

 

 

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Anna Gabriela Pulce

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