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#NoPenale, Lubrano: “Il governo non giochi con le parole”

Siamo al gioco di parole. Sul terreno scivoloso dell’ambiguità. La tegola che sta per caderci sulla testa si chiama, a scelta: penale o indennizzo. Questione di cinque-sei mesi. La solita Europa squinternata chiede all’Italia di reintrodurre il balzello su chi chiude in anticipo un mutuo sulla propria banca (era dell’ 1,5-2% sul credito residuo e rischia di salire al 4%) e lo trasferisce su un altro istituto di credito che offre condizioni più vantaggiose. Dobbiamo dire addio, insomma, alla portabilità del mutuo, che fu una conquista delle “lenzuolate bersaniane” del 2007, governo Prodi?

AMBIGUITà EUROPEE

Andiamo con ordine. La disposizione o proposta dell’Ue (4/2014/17) ha intanto un titolo che pretende un qualche scongiuro: Mortgage credit directive(MCD), dove la parola inglese “mortgage” , che evoca al suono un evento luttuoso, sta semplicemente per ipoteca. Il bello (o il brutto) è che l’Ue ce lo chiede con una formula equivoca. Il documento infatti all’articolo 2, “non impedisce
 agli Stati membri di mantenere o introdurre disposizioni più stringenti per tutelare i consumatori». E ancora:secondo l’articolo 25 lo Stato “può» prevedere per i mutui un «indennizzo equo e obiettivo». Riecco il gioco di parole: “non impedisce”, quindi volendo Roma potrebbe persino ignorare la MCD. E poi: «può» o «deve» ? L’abisso è fin troppo evidente. Ebbene, per quale dei due verbi, uno conciliante e l’altro imperativo, propendono gli istituti di credito ? Indovinate un po’. Da notare altresì che Bruxelles parla di indennizzo mentre noi consumatori più realisticamente diciamo penale, giacchè di una batosta si tratta.

INTERESSI (ITALIANI) FORTI

Vediamo ora come si comporta il governo Renzi, già fortemente sospettato di avere un occhio fin troppo riguardoso per le banche. Intanto la direttiva europea è stata recepita il 2 luglio e ha tempo di valutarla (o digerirla) fino alla primavera prossima.Una data precisa: 21 marzo 2016, per farla diventare legge. C’è già una bozza del decreto – almeno nella formula che ha potuto leggere il Test, che il governo nega ma senza mostrare la nuova stesura dell’articolo – e anche qui ci imbattiamo nel solito gioco di parole. Leggiamo insieme: “Il diritto del consumatore all’estinzione anticipata del mutuo sia esercitabile senza l’applicazione di commissioni, indennità o oneri, valutando l’opportunità di prevedere un indennizzo equo e obiettivo, non superiore alla perdita economica sofferta dal soggetto finanziatore, nel solo caso in cui l’estinzione anticipata sia richiesta prima che sia trascorso un congruo periodo di tempo dalla sottoscrizione del contratto di finanziamento proporzionale alla durata del contratto di credito, prevedendo, in ogni caso, una clausola contrattuale da approvarsi specificatamente”. Un po’ farraginoso,no?

Ossia: non si discute il fatto che l’estinzione anticipata del mutuo sia un diritto del mutuatario ma si riconosce alle banche il diritto a un indennizzo, sia pure “equo e obiettivo”. Cioè: se non è zuppa è pan bagnato. In sostanza la banca per anticiparmi una somma di denaro che servirà all’acquisto di una casa ha dei costi fissi che vengono ammortizzati in un certo numero di anni. Se io voglio chiudere in anticipo il mio debito perché trovo conveniente la proposta di un’altra banca, quei costi fissi restano parzialmente scoperti.Chi paga? Ecco: il governo sembra accogliere le pressioni degli istituti di credito a danno del cittadino. Un gioco dunque che ci vede perdenti. Con tanti saluti alla concorrenza tra le banche che otto anni fa sembrava finalmente legittimata.

ADDIO ALLA CONCORRENZA

La cosa più sorprendente è che dal 2007 a oggi proprio la concorrenza tra gli sportelli ha avuto effetti benefici. Stando a quanto sostiene il Sole 24 ore, quotidiano della Confindustria e quindi non sospettabile di antipatie verso le banche, proprio grazie alla portabilità del mutuo “è via via decollato il mercato delle surroghe,che sta trainando la ripartenza del mercato dei mutui nel 2015 in Italia, con contratti complessivi in aumento dell’82,5% rispetto all’anno precedente (l’apporto delle surroghe è nell’ordine del 30-40%)”. Da qui la petizione di Test: “Presidente Renzi, non faccia un regalo alle banche”. In pochi giorni ha raccolto 27mila firme. Il capo del governo ascolterà queste voci , o meglio questo coro? Be’,il gioco ammette almeno le scommesse.

 

 

 

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Antonio Lubrano

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