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Puntatori laser, quando il gioco diventa un’arma

Un gioco che si trasforma in un’arma. Non pensavano certo di rovinare la vista ai loro figli i genitori che hanno acquistato un puntatore laser per far giocare i bambini. Ma così è stato.

I gravi danni subiti dai tre adolescenti bolognesi (uno è rimasto quasi cieco da un occhio) sono stati causati proprio dal fascio di luce prodotto dal “giocattolo” acquistato da venditori ambulanti.

A questa conclusione sono arrivati i medici dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, struttura in cui sono stati ricoverati, in momenti diversi, i tre ragazzini.

Il personale medico, ascoltando il racconto dei genitori relativo a ognuna delle tre vicende, si sono resi conto che il punto in comune era l’acquisto e l’utilizzo del laser. Ed è scattato l’allarme: l’ospedale ha informato la Procura della Repubblica che ha subito aperto un’inchiesta, al momento a carico di ignoti, per lesioni colpose aggravate. E i Nas hanno finora effettuato 14 sequestri di puntatori laser illegali.

Perché questo è il punto: mentre alcuni di questi oggetti sono perfettamente a norma di legge – e dunque possono essere liberamente venduti in Europa – altri non lo sono. E il problema è che i puntatori fuorilegge trovano ugualmente spazio nel mercato, venduti su internet o da ambulanti nelle strade e piazze delle nostre città.

Quindi bisogna saper distinguere.

A norma di legge sono i puntatori che rientrano nella classe 1 e 2, ovvero quelli con potenza inferiore o uguale a 1 milliwatt. Questi dispositivi possono essere venduti senza particolari obblighi se non quelli di indicare sulla confezione (in italiano) i pericoli per la vista e la classe di appartenenza del dispositivo, le modalità d’uso, il nome del produttore o l’importatore, con indirizzo in Italia o in Europa e il marchio CE. A volte nella confezione è presente anche un estratto della certificazione CE con tutti i test di sicurezza effettuati dal produttore.

I puntatori di classe 1 sono considerati sicuri perché non emettono livelli di radiazioni ottiche al di sopra dei limiti di esposizione per l’occhio umano. Così anche quelli di classe 2 che, però, potrebbero provocare danni se restano a contatto con gli occhi per lungo tempo.

Insomma, in questi casi è l’uso improprio a renderli potenzialmente pericolosi.

Discorso diverso per i puntatori di classe 3 e 4, cioè quelli di potenza superiore, in grado di creare rischi seri alla vista e che possono essere venduti e usati solo per motivi professionali e da personale specializzato.

Purtroppo difficilmente sulle bancarelle dei venditori abusivi si trovano esposti puntatori a norma, anzi. Si tratta per lo più di prodotti privi di certificazione CE (e questo li rende pericolosi perché significa che non c’è stata alcuna verifica della loro potenza), non riportano il nome del produttore né l’indicazione della classe di appartenenza o le avvertenze per l’uso. Spesso sono importati illegalmente o hanno il marchio europeo contraffatto.

Insomma, non rispettano alcuna norma di sicurezza e sono armi micidiali per la vista. Prodotti da cui stare alla larga, come ci insegna la vicenda che ha coinvolto i bambini bolognesi.

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carla tropia

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