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La giungla dei certificati per lo sport. Servono o no?

Se la piscina è federata alla Fin, alla Federazione nazionale nuoto, il certificato medico resta, per legge, obbligatorio, in quanto la disciplina praticata viene riconosciuta come “attività sportiva non agonistica”.

Se invece il corso di nuoto si svolge in un centro sportivo “privato”, non affiliato a una federazione nazionale o al Coni, il documento di idoneità fisica è, per legge, abolito, perché l’attività svolta è definita come “ludica e amatoriale”. Tuttavia, per lo stesso ministero della Salute, l’attestato medico resta “facoltativo, anche se non obbligatorio” anche per chi svolge un’attività ludico amatoriale (il corso di danza, la sala pesi, lo yoga, il pilates, il nuovo libero e via elencando). E le palestre? Continuano a chiederlo.

Il risultato? Un vero caos. Con una sola certezza: chi vuole semplicemente tenersi in forma o iscrive i figli al corso di danza o di nuoto anche in un centro non federato alla fine è costretto a presentare il certificato medico. E a pagarlo (dai 30 ai 50 euro) visto che non rientra tra le prestazioni in convezione del medico di famiglia.

 

LINEE (POCO) GUIDA

Partiamo dall’inizio. L’articolo 42 bis del decreto 69 del 21 giugno 2013, il cosiddetto decreto del Fare, aveva abolito l’obbligo di presentare il certificato medico per le “attività ludico-motorie e amatoriali”. Per le attività non agonistiche (e tanto più per quelle agonistiche) l’idoneità fisica deve invece essere accertata annualmente dal medico.

Con le Linee guida sui certificati il ministero della Salute ha poi chiarito che chi svolge attività non agonistiche, ovvero quelle parascolastiche degli alunni al di fuori dell’orario di lezione, i Giochi sportivi studenteschi e quelle presso società affiliate alle Federazioni nazionali e al Coni, devono presentare annualmente una certificazione medica che comprenda anche un “elettrocardiogramma a riposo svolto almeno una volta nella vita”.

Quanto alle attività ludico-amatoriali per il ministero il certificato resta “facoltativo”. Nei fatti, dalla piscina al corso di fitness, tutti i centri sportivi lo pretendono.

 

“NON SERVONO A NULLA”

In una inchiesta che avevamo condotto pochi mesi fa, per il Salvagente, avevamo chiesto lumi a Silvestro Scotti, vicepresidente nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di medicina generale. Che ci aveva detto: “Il certificato è obbligatorio per chi svolge un’attività non agonistica in cui i carichi di lavoro cardiovascolari sono definiti dal fatto che il centro è affiliato, ad esempio, a una Federazione sportiva nazionale. Ma anche chi deve solo perdere qualche chilo o la bambina che vuole fare il corso di nuoto sono costretti dalle palestre a rivolgersi al medico di famiglia per un certificato, e a pagarlo da 30 a 50 euro. Non solo. Il medico a quel punto non sa cosa deve certificare se non conosce il tipo di allenamento e i carichi di lavoro ai quali il fisico dell’assistito verrà sottoposto. Molti chiedono addirittura il vecchio certificato di sana e robusta costituzione che non esiste più e non ha alcun valore legale”.

Ancora più critico Vincenzo Calia, pediatra e direttore della rivista Uppa-Un pediatra per amico: “I certificati, per chi non fa agonismo, sono del tutto inutili. L’attività di un bimbo che va in piscina due volte alla settimana equivale a quella di chi gioca a pallone nel cortile di casa: cosa facciamo, esigiamo il certificato pure per la partitella al parco?”.

 

 

ATTIVITÀ AMATORIALE:

IL CERTIFICATO NON È OBBLIGATORIO

L’abolizione. L’articolo 42 bis del decreto 69 del 21 giugno 2013, il cosiddetto “decreto del Fare”, ha abolito l’obbligo di presentare il certificato medico per le “attività ludico-motorie e amatoriali”.

Chi riguarda. Parliamo di attività praticate da soggetti non tesserati a Federazioni sportive o enti riconosciuti dal Coni, caratterizzate dall’essere individuali o collettive, non occasionali e finalizzate al raggiungimento e mantenimento del benessere psico-fisico della persona.

Gli esempi. Vi rientrano il nuoto libero, i corsi per bambini propedeutici al nuoto, l’aerobica o la sala pesi, la danza, lo yoga, il pilates e via elencando, per i quali non è previsto alcun tipo di gara non agonistica.

 

ATTIVITÀ NON AGONISTICA: BISOGNA SEMPRE ATTESTARE L’IDONEITÀ FISICA

L’abolizione. Il decreto del ministero della Salute dell’8 agosto 2014, e le Linee guida diramate dal dicastero, stabiliscono che chi svolge un attività sportiva non agonistica ha l’obbligo di presentare il certificato medico una volta l’anno.

Chi riguarda. Devono presentare il documento medico di idoneità gli alunni che svolgono attività sportive parascolastiche (svolte al di fuori dell’orario di lezione); gli studenti che partecipano ai Giochi sportivi studenteschi; chi pratica sport presso una società affiliata alle Federazioni sportive nazionali e al Coni ma che non sia considerato atleta agonista secondo i criteri del decreto ministeriale 18 febbraio 1982.

Gli esempi. Vi rientrano i corsi di calcetto, basket, rugby, karate, judo, nuoto o ginnastica artistica quando, come spesso accade, le strutture che li organizzano sono affiliate alle Federazioni di competenza che consentono poi anche lo svolgimento delle gare non agonistiche.

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Paolo Moretti

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