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Il fruttosio come i grassi trans? I dubbi sul dolcificante

Il fruttosio come gli oli di palma e i grassi trans? Il paragone, della giornalista francese di Food Navigator, Annie-Rose Harrison-Dunn, non sembri azzardato. Già il Test nell’intervista all’oncologa Debora Rasio a proposito dell’alimentazione dei bambini aveva messo in luce i rischi dell’abuso di quello che sembrava, solo pochi anni fa, un dolcificante naturale e tranquillo. Oggi le prove scientifiche stanno segnando un rapido ripensamento su questo zucchero.
NUVOLE NERE
“Le nuvole nere si addensano sopra il fruttosio da qualche tempo, e i giorni in cui ‘fruttosio’ suonavano meglio e più naturale su un’etichetta di ‘glucosio’ o semplicemente di ‘zucchero’ stanno rapidamente volgendo al termine,” spiega l’analista di Euromonitor International Simone Baroke.
E ad Annie-Rose Harrison-Dunn ha aggiunto: “La domanda che molti osservatori del settore devono farsi in questo momento, è se il fruttosio è destinato a condividere la sorte di acidi grassi trans, la cui quasi eliminazione dalla catena alimentare umana è molto più di un work in progress”.

RISCHIO SOTTOVALUTATO

Eppure solo nel 2013 l’Efsa aveva autorizzato l’indicazione sulla salute passata nel diritto comunitario: “Il consumo di alimenti contenenti fruttosio porta ad una minore aumento di glucosio nel sangue rispetto agli alimenti che contengono saccarosio o glucosio”. Una dicitura permessa  ai prodotti in cui almeno il 30% di saccarosio o glucosio è stato sostituito con il fruttosio.
Numerosi studi, però, hanno suggerito effetti negativi maggiori di quello dello zucchero sulla salute per il fruttosio, ipotizzando che si tratti di un fattore chiave per il diabete di tipo 2; e porti a un aumento di peso maggiore rispetto al glucosio .
E in molti hanno invitato i consumatori a mangiare frutta e a non bere succhi di frutta con zuccheri aggiunti, tra cui proprio il fruttosio aggiunto e privi della fibra necessaria per “tamponare” il dolcificante naturale.

GIORNI CONTATI
Per Baroke è difficile che si arrivi per il fruttosio a un intervento tanto forte quanto è quello presso per i grassi trans, “sconsigliati” da tutte le Authority alimentari.
“Tuttavia, i governi sono preoccupati per malattie croniche e l’impennata dei costi sanitari, e indagini in materia stanno procedendo a un ritmo più rapido. E il giorno in cui il fruttosio scomparirà dalle ‘etichette pulite’ si sta avvicinando”.
Intanto i volumi di fruttosio sono scesi dell’8% tra il 2009 e il 2014 in Nord America, del 9% in Australasia e del 19% in Europa occidentale, secondo i dati Euromonitor in  alimentari e bevande.
Solo l’Asia Pacifico, America Latina e Medio Oriente e Africa ne hanno ha visto la crescita del suo uso.

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Riccardo Quintili

Riccardo Quintili