News

Antibiotici in allevamento, quanti rischi siamo disposti a tollerare?

La Klebsiella pneumoniae, il batterio che produce la polmonite batterica ed è responsabile di numerose infezioni al tratto urinario, fino a oggi è sempre stato considerato una fonte di infezione ambientale o naturale per l’uomo. Secondo i ricercatori di Flagstaff in Arizona, però, può arrivare all’uomo anche attraverso gli alimenti.
È la allarmante conclusione di uno studio che ha messo a confronto prodotti a base di carne venduti al dettaglio e campioni clinici umani per valutare la somiglianza sulla base della resistenza agli antibiotici, parentela genetica, e virulenza.

DAGLI ALLEVAMENTI ALL’UOMO

Il batterio è stato isolato nelle carni di pollo, tacchino e maiale acquistate in negozi di generi alimentari a Flagstaff nel 2012 e in campioni di urine e del sangue raccolti dal Flagstaff Medical Center nel 2011-2012. E i batteri isolati nella carne hanno mostrato maggiori probabilità di resistenza a tetraciclina e gentamicina di quelli isolati nelle analisi cliniche nell’uomo.
La ragione, secondo i ricercatori è da ricercare nelle pratice di allevamento dove agli  animali vengono somministrati antibiotici per farli crescere più velocemente e prevenire le malattie,  condizioni ideali per i ceppi resistenti di Klebsiella, secondo lo studio. Una ulteriore conferma dell’ampia e dettagliata inchiesta del mensile il Test, in edicola questo mese, che denuncia uno degli allarmi più importanti della comunità: il rischio che si ritorni a un’era preantibiotici, in cui non esistono più cure per le malattie più comuni dell’umanità.
I ricercatori hanno anche scoperto che alcuni batteri isolati nella carne e nell’uomo erano quasi identici.

CONSUMATORI ESPOSTI

Lance Price, autore principale e professore di salute ambientale e occupazionale al Milken Institute School of Public Health (Milken Institute SPH) alla George Washington University, ha detto che questo è il primo studio a suggerire che i consumatori potrebbero essere esposti a Klebseilla da carne contaminata.
“Il governo degli Stati Uniti controlla il cibo per un numero limitato di specie batteriche, ma questo studio dimostra che concentrandosi sui ‘soliti sospetti’ non può cogliere l’intera gamma di agenti patogeni di origine alimentare.”
Price e colleghi hanno trovato nel 47% dei 508 prodotti a base di carne acquistati presso negozi di alimentari il battere Klebsiella e molti dei ceppi erano resistenti agli antibiotici.
La contaminazione del prodotto a base di carne varia in modo significativo in base al tipo di carne: 58% (65 su 112 campioni) per le carni suine, il 47% (128/272) per il pollo, e il 38% (48/128) per il tacchino.
“La carne può essere una fonte importante di resistenza agli antibiotici K. pneumoniae di possibile rilevanza per la salute umana, che aumenta la gamma di potenziali rischi per la salute pubblica connessi con l’uso di antibiotici nella produzione alimentare animale,” ha trovato lo studio.

Previous post

Come proteggere i bambini dalle zanzare

Next post

Occhiali da sole: è cosa da bambini

The Author

Riccardo Quintili

Riccardo Quintili