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L’alta crudeltà negli allevamenti bufalini

Poco più di tre minuti per documentare due anni di maltrattamenti. È il video di Four Paws International che ha passato a setaccio oltre 50 allevamenti di bufale del casertano e del salernitano. Il servizio sulla inquietante inchiesta degli animalisti è pubblicato all’interno del dossier sulle mozzarelle di bufala in edicola sul Test di questo mese.

Le scene, che vi proponiamo di seguito, sono molto cruente: oggetto principale delle sevizie i bufalini, considerati un “sottoprodotto indesiderato” della produzione di mozzarella di bufala, il fiore all’occhiello del nostro sud. Ma non solo. I girati diffusi da Four Paws documentano anche le condizioni in cui versavano i bufali adulti. Allevamenti affollati e animali in stato di privazione e degrado oltre che di completa assenza di igiene. In molti casi, infatti, i bufali erano costretti a vivere su uno strato molto spesso dei propri escrementi. Alcuni animali presentavano ferite aperte non trattate e molti di loro soffrivano di gravi problemi di deambulazione dovuti all’eccessiva crescita di zoccoli mai curati. Molte le prassi anche pericolose da un punto di vista sanitario: quando alcuni animali morivano, i superstiti erano spesso costretti a sopportare la loro vista ed il loro odore per giorni e poteva trascorrere anche una settimana prima che i corpi morti venivano raccolti e portati via.

E, infine, le bufale. Questo animale ha bisogni specifici che nella maggior parte di quegli allevamenti non venivano rispettati, ad esempio il mantenimento di un’adeguata umidità della pelle. Le bufale, infatti, hanno una pelle spessa e una sudorazione ridotta rispetto alle mucche, per questo motivo, hanno assoluta necessità di fare bagni nell’acqua per non incorrere in gravi difficoltà di termoregolazione, con seri rischi per la loro sopravvivenza. Un lato di un colore diverso rispetto al bianco candido della mozzarella che portiamo in tavola.

 

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Valentina Corvino

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