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I compiti per le vacanze? Una tortura inutile

A tenere banco questa estate non c’è soltanto la discussa riforma della scuola. Come se non bastasse il caldo rovente del sole, a riscaldare le giornate sotto l’ombrellone anche le discussioni sui compiti estivi che da sempre dividono – tra favorevoli e contrari – genitori, insegnanti ed esperti.

 

SIATE FELICI! I COMPITI DEL PROF. CATA’ DIVENTANO VIRALI

Su Facebook è diventato virale l’elenco dei compiti per le vacanze che un insegnante del Liceo delle Scienze umane “Don Bosco” di Fermo, nelle Marche, ha assegnato ai propri alunni. “Siate felici, guardate film dai dialoghi struggenti, ballate senza vergogna, passeggiate lungo la riva del mare, guardate l’alba almeno una volta e se trovate una persona che vi incanta, diteglielo con tutte la sincerità e la grazia di cui siete capaci” sono solo alcuni degli esercizi “speciali” pubblicati in un post del popolare social network dal Prof. Cesare Catà. Risultato? Oltre 8.800 condivisioni e quasi 11.200 “mi piace” in poco più di un mese, accompagnati da una miriade di entusiastici reply giunti da ogni parte del mondo per il professore, da molti ribattezzato Catà-Keating in onore del film “L’attimo fuggente”.

BASTA COMPITI: FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE

“Credo che gli studenti cominceranno a imparare quando i docenti smetteranno di insegnare” rincara la dose Maurizio Parodi, dirigente scolastico e pedagogo, autore del libro Basta compiti! Precisando: “Lo crede anche il Ministero dell’Istruzione, come risulta dalle Indicazioni Nazionali, dove si afferma che le trasmissioni standardizzate e normative delle conoscenze, che comunicano contenuti invarianti pensati per individui medi, non sono più adeguate.” Per divulgare le proprie idee, Parodi ha creato: un blog, dove è possibile scaricare la petizione Basta Compiti (più di 5 mila adesioni) e due gruppi Facebook. Il primo, aperto a tutti, Basta compiti! (quasi 5 mila iscritti) e il secondo, rivolto ai soli “addetti ai lavori”, Docenti e dirigenti a compiti zero (oltre 90 docenti di ogni ordine e grado).

“I compiti dovrebbero essere svolti a scuola con il vigile, solerte contributo del docente – prosegue Parodi – perché questo è il ruolo principale della scuola, che non può essere delegato ad altri soggetti, genitori in primis. In realtà, non di rado capita che proprio i genitori si sostituiscano, forzatamente, non solo ai docenti ma anche ai figli nell’adempimento degli obblighi domestici. Così, i ragazzi che abbiano genitori premurosi e culturalmente attrezzati riescono ad affrontare l’impegno domestico con relativa serenità o minore insofferenza. Al contrario, gli studenti che hanno problemi (personali o familiari), finiscono per non farli, li sbagliano, li fanno male, indisponendo i docenti che perciò li biasimano e redarguiscono, allontanando chi nella scuola potrebbe trovare l’unica opportunità di affermazione, affrancamento, promozione”.

E conclude: “Si assegnano persino i compiti per le vacanze: un ossimoro, un assurdo logico e pedagogico, giacché le vacanze dovrebbero essere tali proprio perché liberano dagli affanni feriali. Oltretutto non regge la motivazione per la quale i compiti vengono assegnati, ovvero perché gli scolari si esercitino e non dimentichino tutto quello che hanno imparato. Evidentemente gli insegnanti ritengono che gli apprendimenti avvenuti durante l’anno scolastico siano davvero ben poco significativi. Ed è proprio così: pare infatti accertato che la ‘permanenza’ delle informazioni apprese attraverso l’insegnamento e lo studio domestico non superi i tre mesi, e che il 70% delle conoscenze sia oggi acquisito al di fuori della scuola. In altre parole: si impara sempre meno a scuola e si dimentica sempre più in fretta ciò che a scuola si impara”.

LA PSICOLOGA: NON AIUTATE I BAMBINI A FARE I COMPITI

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Alessandra Bortolotti, autrice del libro E se poi prende il vizo e presidente del Movimento Italiano Psicologia Perinatale: “Tranne che in rare eccezioni oppure quando sono proprio loro a chiederlo, i bambini non vanno aiutati a fare i compiti. I genitori, in sostanza, possono insegnare ai propri figli come gestire le tempistiche, ma per il resto devono limitarsi a predisporre uno spazio adeguato ed accogliente dove il bambino dovrà però lavorare in autonomia. In caso contrario l’insegnante non potrà avere una reale cartina di tornasole su cosa effettivamente lo scolaro sa o non sa di un determinato argomento”.

E prosegue: “Ovviamente anche la scuola deve fare la propria parte. Spesso infatti i genitori si lamentano perché i compiti assegnati non vengono nemmeno corretti o addirittura manca il tempo per completarli in classe. A mio avviso ciò accade per un assetto della scuola che è sotto-organico, ma così si finisce per delegare alla vita domestica attività che, fatte in gruppo sotto la supervisione dell’insegnante, avrebbero tutto un altro valore.”

A questo problema si aggiunge anche il sacrosanto diritto dei bambini ad avere maggiore tempo per sé stessi e più autonomia. Conclude infatti Alessandra Bortolotti: “Scolari che stanno già molte ore a scuola e che poi, nel pomeriggio e in vacanza, devono svolgere davvero troppi compiti, di fatto non riescono a godere del sano spazio della noia. Non solo. È negativo anche il fatto essi abbiano sempre qualcuno che gli dica cosa fare e che la loro iniziativa personale sia praticamente ridotta a zero. Spesso, ad esempio, sono gli insegnanti a scegliere quali letture devono fare i propri studenti. Meglio sarebbe lasciare loro più autonomia decisionale: avrebbero il tempo di andare in biblioteca, scegliere quello che più gli interessa, e la lettura di un libro non sarebbe più vissuta come un sacrificio.”
L’EDITORE: I COMPITI SONO UTILI MA CI VUOLE MODERAZIONE

Non tutti sono però contrari ai compiti, soprattutto quelli assegnati ai ragazzi durante le vacanze. “La pausa estiva è molto lunga – afferma Beatrice Loreti, responsabile editoriale di Eli – La Spiga Edizioni per la scuola secondaria di primo e secondo grado – e senza un po’ di ripasso è facile che i ragazzi dimentichino quanto appreso durante l’anno.” Ma precisa: “In ogni caso ci vuole moderazione da parte degli insegnanti al momento della loro assegnazione. Non ha infatti alcuna utilità, torturare i ragazzi con una marea di esercizi che poi, magari, non vengono nemmeno corretti al rientro in classe.”

A tale proposito anche la scelta del libro di esercizi per le vacanze può fare la differenza: “Per il ripasso estivo – conclude Beatrice Loreti – è bene prediligere testi giocosi ed attraenti, nei quali l’esercizio è sempre preceduto da una parte teorica sintetica, indispensabile per agevolare il lavoro autonomo. Inoltre, è bene controllare che in esso vi siano numerosi esempi significativi, funzionali a risolvere gli esercizi. Le nostre collane sono strutturate in questo modo, sia per i bambini della scuola elementare che delle medie e delle superiori. Il tutto allo scopo di rendere i compiti estivi un momento di serenità e divertimento, e permettere ai ragazzi di affrontare con successo i test d’ingresso al ritorno delle vacanze.”

 

SITI E APP CHE AIUTANO BAMBINI… ED INSEGNANTI!

Anche Internet e la tecnologia possono venire in aiuto dei ragazzi – ma anche dei loro insegnanti – alle prese con i compiti estivi: l’importante, come sempre è non strafare e soprattutto conoscere gli indirizzi giusti. E’ il caso del meraviglioso blog creato dalla maestra Maria Pia, insegnante della scuola elementare di Fogliano-Redipuglia (GO), ricchissimo di giochi, disegni da colorare, letture estive, materiali e risorse per docenti e bambini della scuola primaria e dell’infanzia. In alternativa, il portale Cose per crescere mette a disposizione, nella sezione Compiti per le vacanze, una serie di quaderni da stampare gratuitamente, che propongono esercizi utili al ripasso di quanto appreso durante l’anno scolastico, intervallati da una serie di giochi. E alla fine di ogni percorso… il bambino riceverà un bel diploma!

E riguardo alle app? Su iTunes Store segnaliamo Compiti per le Vacanze (0,99 €), perfetta per i bambini delle scuole elementari che vogliono ripassare le lezioni svolte a scuola durante l’anno… divertendosi! Si parte dagli esercizi più semplici, passando per i compiti sulle vocali, l’utilizzo della q e della c e molto altro ancora. In alternativa, ecco YodelOh Montagna Della Matematica (2,99 €): grazie a questa app i bambini potranno imparare addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni direttamente dall’iPhone o dall’iPad, trasformando l’apprendimento della matematica in una pazza avventura alpina. E per imparare l’inglese senza sforzo, c’è Fun English (gratis le prime due lezioni): adatto dai 3 ai 10 anni è un corso strutturato con giochi divertenti e stimolanti. Disponibile anche la versione per imparare lo spagnolo, il tedesco e persino il cinese!
Anche la piattaforma Google Play propone numerose app per imparare e ripassare le varie materie. Tra i tanti titoli a disposizione segnaliamo ad esempio Grammatica italiana (3,26 €): divisa nei livelli principiante, elementare, intermedio e avanzato, propone divertenti sfide e quiz con tanto di tabellone per il punteggio finale. Con Imparare la geografia (gratis le prime 6 lezioni) i bambini potranno esercitarsi, insieme ai personaggi Dikie e Dukie, su punti cardinali, paesi e capitali, continenti e oceani, bandiere e molto altro ancora. Sempre della stessa collana, 6 lezioni gratuite anche per Imparare le scienze, l’app studiata per familiarizzare con animali, piante e mondo naturale in genere. Infine, ecco Le Tabelline Canterine: un’app perfetta che consentirà ai ragazzi di memorizzare, in modo facile e divertente, canticchiando delle semplici canzoncine, le tanto odiate tabelline.

 

 

 

 

 

 

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Linda Grilli

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