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Snack allo Stevia? I bambini ne potrebbero fare a meno

C’è un dolcificante che sta rapidamente conquistando le vendite in tutto il mondo. Lo trovate nei gelati (perfino per bambini, come ha scoperto il numero in edicola del Test), nelle confetture, nelle caramelle e negli snack dolci.

È lo stevia, il primo interamente naturale che promette incrementi di affari clamorosi per le aziende e più sicurezze ai consumatori. E da un po’ di tempo ha fatto la sua conparsa negli alimenti per bambini e ragazzi, puntando sul ridotto apporto calorico rispetto allo zucchero e facendo perno sulle tante campagne antiobesità.

Una ricerca di mercato appena uscita, condotta dalla tedesca Mintel, proprio nel paese leader dei consumi di Stevia, afferma però che il pubblico ne sa troppo poco. In Germania il 31% pensa che non sia né un bene né un male per chi la consuma e il 29% non sa se si tratti di un dolcificante sicuro. Il 13%, infine, pensa che sia da evitare.

 

DI COSA SI TRATTA

 

La stevia rebaudiana Bertoni, questo il nome della pianta originaria del Paraguay e del Brasile da cui si estraggono i glicosidi steviolici, ha un potere edulcorante 2-300 volte superiore allo zucchero e con un ridottissimo apporto calorico. Ovvio che le industrie siano interessate alla sua commercializzazione e all’impiego, tanto nei soft drinks quanto in succhi di frutta, caramelle, yogurt. Negli alimenti è segnalata come E 960.

 

INNOCUA O NO?

 

Morando Soffritti, direttore dell’Istituto di ricerca Ramazzini, nel 2012, l’anno d’oro della Stevia dichiarava al Salvagente: “Studi adeguati per numero di animali e dose di Stevia somministrata non sono mai stati fatti”.

Ai dubbi l’industria replica che la sicurezza dei glicosidi steviolici è stata riconosciuta dall’Efsa nel suo parere scientifico del 14 aprile 2010, dove si conclude che “i glicosidi steviolici, i dolcificanti estratti dalle foglie della pianta di Stevia, sono sicuri per l’utilizzo nel cibo e nelle bevande”.

Nello stesso parere scientifico, Efsa ha stabilito una Dose giornaliera ammissibile (Dga) per i glicosidi steviolici. Nello stesso parere, l’Efsa ha espresso la possibilità che, ai livelli massimi di utilizzo proposti dai richiedenti (l’Associazione di Stevia Europea, Morita e Cargill), la dose giornaliera ammissibile potrebbe essere superata. In risposta a questo parere, i richiedenti hanno presentato una revisione degli utilizzi nel settembre 2010.

In parole povere, la Commissione europea ha chiesto all’industria di abbassare la concentrazione massima in bevande e alimenti. Così è stato. E puntuale è arrivato il lasciapassare di Bruxelles.

Il problema, dunque, non è tanto nella Stevia in se – dolcificante naturale certamente meno sospetto di molti altri di sintesi – ma nella quantità che ne usano le industrie e soprattutto nella dose giornaliera che ne consumano i bambini. Che, detto tra noi, di dolcificanti non avrebbero davvero bisogno se consumassero una dieta più equilibrata

 

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Paolo Moretti

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