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Hugo Boss: “Mai più pelllicce animali nei miei capi”

La Fur Free Alliance di cui la Lega antivivisezione è membro italiano, si congratula con Hugo Boss per avere deciso di eliminare completamente le pellicce animali da ogni futura collezione. La decisione era già stata preannunciata  e grazie alla collaborazione tra l’azienda e la Fur Free Alliance, oggi Hugo Boss ha ufficialmente annunciato il passaggio al fur-free.
A partire dalla collezione autunno/inverno 2016 e successive, nei capi Hugo Boss non sarà più presente pelliccia animale (anche quella di coniglio).
Joh Vinding, presidente della Fur Free Alliance, ha commentato:: “Hugo Boss è diventato un punto di riferimento nel mondo della moda, prendendo una netta posizione contro la crudeltà sugli animali per la produzione di pellicce. La Fur Free Alliance auspica che altri marchi del lusso seguano l’esempio di Hugo Boss, soprattutto perché le alternative ai materiali animali sono una realtà e sono alla moda”.
Bernd Keller, Brand and Creative Director Sportswear at Hugo Boss: “Dalla nostra collezione autunno/inverno 2016 e successive, non utilizzeremo più cane-procione o coniglio. Ciò significa che non utilizzeremo alcuna pelliccia animale in nessuna collezione Hugo Boss e stiamo dando un chiaro segnale … Oggi stiamo già offrendo con successo prodotti in eco-pelliccia ed eco-pelle. Vogliamo utilizzare questi prodotti per ispirare l’attuale e le prossime generazioni verso una nuovo tipo di lusso”.
Hugo Boss si unisce ad una lista crescente di marchi e rivenditori fur-free, tra cui Tommy Hilfiger, Calvin Klein, Stella McCartney, Zara, e ASOS e tra gli italiani Elisabetta Franchi, Geox, Miniconf.
Simone Pavesi, Responsabile LAV Moda Etica: “La decisione di Hugo Boss è l’ennesima dimostrazione che la moda etica, responsabile e sostenibile (ovvero senza derivati animali) non solo è possibile ma è una realtà affermata e apprezzata. La LAV ha recentemente lanciato anche il progetto Animal Free Fashion  col quale attribuiamo una valutazione etica, tramite un apposito rating, alle aziende virtuose che si sono impegnate a non utilizzare materiali animali”.

I VELENI DELLA MODA

Oltre che una scelta etica, quella di rinunciare alle pellicce è anche una scelta di salute. Soprattutto quando si parla di capi per bambini. E le inchieste passate della LAV lo dimostrano.

Era il 21 febbraio del 2013 quando il Salvagente pubblicò gli sconvolgenti risultati di una ricerca della Lega Antivivisezione che denunciava la presenza di sostanze tossiche o indesiderate in alcuni capi di grandi griffe di abiti per bambini. Di certo i genitori non avranno dimenticato gli allarmanti nomi delle sostanze trovate: formaldeide, metalli pesanti, nonilfenolo.
Più di un anno dopo, a fine 2014, a confermare che non si trattava di un allarme infondato sono arrivati anche i risultati delle indagini svolte dal ministero della Salute.
Dopo un primo blocco cautelativo della vendita di quei prodotti, il dicastero aveva effettuato altri test e   disposto l’obbligo del ritiro dal mercato per alcuni dei capi riconosciuti come pericolosi. È stato il caso del giaccone di piuma de Il Gufo (per bambini di 18 mesi), nel quale è stata appurata la presenza di naftalene, sostanza tossica che può causare anemia emolitica. Stesso provvedimento è stato emesso per Miss Blumarine. In questo caso, per la presenza di naftalene e cromo III  in un berretto destinato a piccoli di 5 anni, all’azienda è stato imposto anche di informare i consumatori che hanno acquistato il capo sulla possibile insorgenza di dermatite allergica. Stesso doppio obbligo per Brums, che nel giacchetto Caban Piuma, destinato ai bambini di 7 anni, ha fatto rilevare la presenza di cromo III.
Parallelamente, a seguito della denuncia presentata dalla Lav alla Procura di Torino, i produttori sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di violazione del Codice del Consumo per immissione sul mercato di prodotti pericolosi.
Nessun provvedimento, invece, è stato emesso per i due articoli della Fix Design dato che non è stato possibile compiere accertamenti ufficiali a causa della indisponibilità dei capi segnalati dalla Lav. Per il cappotto con inserti di volpe di Gucci (per ragazzi di 12 anni), le analisi hanno confermato la presenza di nonilfenolo etossilato. Dato che la sostanza ha impatto diretto sull’ambiente, ma non sulla salute delle persone, a norma dell’articolo 33 del regolamento europeo sulle sostanze chimiche (il Reach) l’azienda dovrà informare i propri distributori (e quindi anche i consumatori che ne facciano richiesta) di questa indesiderata presenza.
Simone Pavesi, responsabile per la Lav della campagna pellicce, all’epoca commentò al Salvagente: “Nella lavorazione delle pellicce sono ampiamente utilizzate sostanze chimiche pericolose, clas­sificate anche come tossiche e cancerogene. Abbiamo dimostrato che nei prodotti finiti immessi sul mercato e indossati dai consumatori, anche bambini, è possibile trovare tracce di queste sostanze. Per tutelare milioni di consumatori, salvando anche la vita di altrettanti animali vittime di questa industria, è però opportuno che le istituzioni provvedano celermente a vietare il commercio di pellicce”. C’è da giurare che la battaglia sia tutt’altro che finita.

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Riccardo Quintili

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