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Energy drink all’arsenico e i ritardi del ministero

A due mesi dal ritiro delle bibite energetiche Monster Energy – dovuto alla presenza di arsenico inorganico nell’additivo “trisodio citrato” (E331) prodotto in Cina – le polemiche non si placano a causa del ritardo con cui le nostre autorità hanno dato seguito alle prime segnalazioni di allerta.

Sotto accusa il sistema di controlli olandese (l’azienda che produce la bevanda ha sede nei Paesi Bassi) e il colpevole silenzio delle nostre autorità: pur risalendo ad alcuni mesi fa, infatti, il ministero della Salute solo ora dà conferma dell’avvenuto ritiro di alcuni lotti della bevanda energetica distribuiti in cinque regioni italiane: Lazio, Lombardia, Puglia, Toscana e Veneto (si è trattato, in particolare, delle lattine riportanti le diciture Monster Energy Green, Lotti LE1406D TT:TT e LE1431D TT:TT; Monster Energy Absolutely Zero, Lotto LE1419D TT:TT; e Monster Energy Rehab, Lotto LE1429D TT:TT).

Ma per capire bene cosa è successo, ricostruiamo la vicenda.

A luglio 2014 la scoperta dell’arsenico

Nell’estate dello scorso anno le autorità belghe, in un controllo di routine, scoprono la presenza dell’arsenico (pari a 5,5 mg/kg-ppm, rispetto a un limite massimo di 1,0 mg/kg-ppm).

Quindi, il Sistema rapido di allerta europeo (Rasff n. 2014.0946) avvisa le autorità sanitarie nazionali circa la presenza di arsenico inorganico nel citrato di sodio usato come additivo alimentare prodotto in Cina e commercializzato anche in Italia. Ma le autorità olandesi fanno passare ben 7 mesi prima di comunicare le liste di distribuzione delle bevande contaminate. Il che fa spostare in avanti i tempi di intervento e in Italia il ritiro scatta solo tra marzo e aprile 2015.

Quale sicurezza?

In questa storia le falle sono evidenti e preoccupanti: un additivo prodotto in Cina e contenente arsenico entra tranquillamente in Europa e viene aggiunto a una bevanda energetica. L’azienda olandese che produce e commercializza il prodotto utilizza l’additivo senza controllarne gli ingredienti. Il Belgio “scova” l’arsenico ma in Italia il prodotto viene ritirato con grandissimo ritardo. In tutto questo il nostro ministero della Salute tace: la segnalazione del “difetto” del prodotto, nota fin dall’estate scorsa, prende corpo solo con il ritiro dagli scaffali delle bevande nell’appena trascorsa primavera, quando ormai chi l’aveva acquistata l’ha certamente bevuta.

Se il sistema di controllo – europeo e italiano – permette tutto questo, non c’è davvero da stare troppo tranquilli.

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carla tropia

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