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Tra eccellenza ed eccedenza. I produttori contro lo spreco alimentare

“Il confine che separa le parole eccellenza ed eccedenza è molto sottile”. E quello tra i verbi eccedere e sciupare ancora di più.

“Uniti contro lo spreco. Pratiche e testimonianze contro lo  spreco alimentare” è stato il tema di un incontro organizzato ad Expo lo scorso giugno dal gruppo  marchigiano Fileni (della direttrice marketing Roberta Fileni le parole iniziali), media realtà  nazionale nella produzione di carni avicunicole, prima nel comparto delle carni bianche biologiche.

I dati disponibili sono ancora relativamente scarsi: secondo la Fao in Europa vengono scartate  oltre 90 milioni di tonnellate di cibo all’anno, quasi 180 chilogrammi a testa, e nel mondo si arriva a  sprecare circa il 33% degli alimenti destinati al consumo umano (qualcosa come 1,3 miliardi di  tonnellate). Circa il 51,2% della frutta e il 41,2% della verdura vengono gettati ancora freschi.

UNA DISCARICA IN CASA

Un  problema sociale planetario che si traduce anche in una perdita economica per le famiglie di circa  470 euro all’anno.  Al di la’ delle medie statistiche, il mondo dello spreco è assai variegato e determinato dalle diverse  logiche di produzione e consumo. Come spiega Matteo Guidi, responsabile operativo di Last  minute market, la realtà imprenditoriale di Bologna che opera su tutto il territorio nazionale  sviluppando progetti volti al recupero dei beni invenduti a favore di enti caritativi: “Nei Paesi  sviluppati il 50% dello spreco avviene nel consumo a livello domestico, mentre altrove si  concentra nella stessa produzione o nel post raccolta del prodotto”. In altri termini, nei Paesi più ricchi funziona meglio il processo di efficientamento tecnologico, anche se non ha assolutamente  raggiunto livelli ottimali.

Per l’Italia esistono solo dati approssimativi, spiega sempre Guidi, che  parlano di sprechi familiari piuttosto contenuti: “Siamo a neanche un chilogrammo a settimana per  nucleo. In assoluto non è molto, il problema però è che questo dato va moltiplicato per milioni di  persone”. Tanto che, a conti fatti, si parla di circa 4mila tonnellate di cibo sprecato ogni giorno in  Italia, come ricorda la giornalista Cristina Gabetti, che tra gli altri ha scritto sul tema il libro  “Tentativi di eco condotta”, suggerendo informazioni e soluzioni concrete per vivere il quotidiano in  modo eco sostenibile.

GLI ALLEATI ANTISPRECO

Un prezioso alleato dell’antispreco alimentare è, contrariamente a quanto alcuni possano  pensare, il packaging: deve restare proporzionato e leggero, in modo da essere sostenibile dal  punto di vista ambientale, ma allo stesso modo permettere di conservare meglio i prodotti acquistati.

E un altro  strumento importante sul quale fare leva è il frigorifero: “Il problema – ricorda Guidi di Last minute  market – è che ancora oggi spesso i frigoriferi non sono in grado di rispettare le temperature di  conservazione indicate nelle etichette, contribuendo così al loro rapido deperimento”. Essenziale,  quindi, la produzione e commercializzazione di apparecchi capaci di mantenere in sicurezza e più  a lungo la freschezza e i principi nutritivi degli alimenti, sia quelli rapidamente deperibili, sia quelli  destinati alla congelazione.

LE BUONE PRATICHE

Anche le aziende produttrici si possono attrezzare, come dimostra il gruppo Fileni che, tra  l’installazione di impianti fotovoltaici, efficientamento dell’illuminazione negli uffici e nei siti  produttivi, e l’avvicinamento dei centri di allevamento ai siti stessi, è già riuscito a mettere in  campo interventi per la sostenibilità ambientale che comportano una riduzione annua di oltre 4mila  tonnellate di CO2 emessa in atmosfera. L’azienda è intervenuta anche sugli imballaggi,  realizzandone di più leggeri ed efficienti, con risparmi considerevoli in emissioni nocive, colla, carta  (meno 720mila tonnellate all’anno) e, complessivamente, costi aziendali (meno 270mila euro  l’anno).

Last minute market, dal canto suo, ha promosso la “Carta per una rete di Enti locali a spreco zero”, volta a  stimolare Regioni, Province e Comuni a impegnarsi nella riduzione degli sprechi alimentari, nonché  il premio nazionale “Vivere a spreco zero”. Tra i molti Comuni che hanno sottoscritto la Carta,  anche quello di Jesi che, proprio per dare seguito a questa adesione, l’anno scorso ha avviato il  progetto “Tavolo della solidarietà”, cui partecipano associazioni locali di volontariato, soggetti che  gestiscono centri di produzione pasti, titolari di esercizi della grande distribuzione e imprese agro-alimentari del territorio, tra cui anche la stessa Fileni. Un progetto cui è stato assegnato il premio ideato da Last minute market, e che finora ha permesso di assistere circa 200 famiglie, attraverso  donazioni da parte delle aziende produttrici con il coinvolgimento di decine di volontari.

MENO SPRECO, MENO RIFIUTI

“Il piano  funziona ed è in fase di ampliamento”, interviene il sindaco di Jesi, Massimo Bacci, anch’egli  presente all’incontro di Expo. Con alcuni limiti: “Bisognerebbe, ad esempio, poter offrire incentivi ai  cittadini virtuosi in materia di raccolta differenziata – continua – Ma i Comuni non hanno soldi, anzi  diciamo pure che sono alla canna del gas, visto che addirittura restituiscono allo Stato più di  quanto incassano”.

Un altro soggetto che, ormai da oltre un decennio, si occupa attivamente di pratiche anti-spreco è  Coop, il numero uno della grande distribuzione in Italia. Al tavolo di Expo, la responsabile del  settore Politiche sociali Carmela Favarulo ricorda l’imponente piano di raccolta di merce non più  vendibile, realizzato attraverso accordi stipulati con quasi un migliaio di associazioni onlus  distribuite sul territorio: “Stiamo parlando – spiega – di circa 4mila tonnellate annue di prodotti  destinate a migliaia di persone, e che nello stesso tempo vengono sottratte alle discariche”.  Perché poi l’altro pilastro dell’anti-spreco, oltre all’aiuto solidaristico ai bisognosi, è proprio quello  della limitazione della produzione di rifiuti, economicamente disfunzionali e insostenibili dal punto  di vista ambientale. Un punto, questo, su cui insiste da decenni l’esperto ambientalista, co-fondatore di Legambiente, Walter Ganapini, che già nel 1978, col suo libro “La risorsa rifiuti”,  riportava calcoli economici che parlavano di rifiuti solidi urbani del valore di 6mila miliardi di lire. È lui che ricorda come il ciclo dei rifiuti in Italia si intrecci non solo con le direttrici degli affari e  della politica, ma anche con quella delle organizzazioni criminali, uno dei motivi per cui risulta così  difficile avere dati certificati. Ma questo è un altro capitolo.

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Laura Matteucci

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