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Dieta mediterranea nelle mense scolastiche, la proposta a Expo

Trasformare le mense scolastiche nell’aula didattica alimentare più grande d’Italia.
È questo il progetto presentato oggi nella cornice di Expo ai Comuni del nostro paese. La proposta è chiara: prevedere nei bandi per la ristorazione scolastica un punteggio premiante per le aziende che preparano menu secondo i dettati della dieta mediterranea. Chiedendo (e questo è lo sforzo che dovrebbero fare i Comuni) al ministero dell’Istruzione di finanziare la differenza tra i menu attuali e quelli, inevitabilmente più cari, realizzati con ingredienti esclusivamente della dieta mediterranea. Tanto per fare qualche esempio: olio extravergine d’oliva, pane integrale, verdure, legumi, pesce azzurro, frutta rossa e frutta secca.

L’ESPERIMENTO DI POLLICA

A proporlo non è Michele Obama ma un Comune di casa nostra Pollica, in provincia di Salerno che ha dato il via al progetto pilota assieme all’azienda di ristorazione Ri.Ca. srl, e con l’aiuto dell’Università Federico II di Napoli, e dell’Ordine Nazionale dei Biologi.
Proprio a Pollica molti anni fa arrivò Ancel Keys, un medico americano di fama mondiale che dopo aver fatto numerose indagini epidemiologiche in ogni parte del Pianeta, riuscì a dimostrare il nesso tra una corretta alimentazione e la prevenzione delle malattie più gravi. La pista aperta da Keys ha portato molti scienziati ad occuparsi della dieta mediterranea e l’Organizzazione mondiale della sanità a definirla il sistema alimentare più sano e genuino del mondo. Insomma, i colori, i sapori e gli odori dei prodotti mediterranei, che Keys legò per primo ai valori di prevenzione contro le patologie cardio-vascolari e degenerative hanno oramai convinto il pianeta. Ma rischiano di essere dimenticati proprio da noi.

SCOMMESSA A VINCERE

“Non dovremmo spaventarci di qualche euro in più per i pasti dei nostri bambini – ci spiega Alberto Ritieni, Professore di Chimica degli Alimenti del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II. “Né si dovrebbe spaventare il ministero nel finanziare la differenza con un pasto ‘normale’. Si tratterebbe, infatti di una scommessa a vincere, dato che un’alimentazione sana è certamente un investimento contro l’obesità, il diabete e le molte malattie indotte dalla cattiva alimentazione. Sarebbe di certo un investimento di gran lunga più produttivo di quello che si fa per la propaganda della sana alimentazione nelle trasmissioni, negli spot, nei dépliant istituzionali”.
Senza contare che un esperimento a scuola avrebbe un enorme valore indotto. Sempre Ritieni: “Abituare i nostri ragazzi a seguire la dieta mediterranea, che tra parentesi è certamente stagionale e a chilometri zero, avrebbe un impatto enorme anche sulle famiglie. Una volta convinto attraverso il gusto il bambino, il messaggio arriverebbe inevitabilmente anche al genitore, influenzando il regime alimentare casalingo”.

MENU A CINQUE STELLE

Già, il gusto. È proprio questo uno dei timori maggiori di fronte a proposte come queste. Non sarà che poi i ragazzi lasceranno nel piatto le verdure, il pesce, i legumi?
A giudicare da quelli che costituiscono l’esperimento pilota di Pollica c’è da dubitarne. Tra i menu proposti, infatti, spiccano primi piatti come la pasta al cavolfiore gigante, pasta con pomodorino del Piennolo e provolone del monaco o secondi come il baccalà con olive e capperi, alici di menarca in tortiera. Neppure i contorni scherzano, tra carciofo tondo di Paestum lesso, cavoletti all’olio. Certo, questi sono quelli del cosiddetto menu nutraceutico con i prodotti tipici del Vesuviano Certificati dalla facoltà di Farmacia dell’Università di Napoli, ma ogni Comune potrebbe prepararne di tipici senza bisogno di ricorrere a ingredienti estranei alla nostra dieta mediterranea. E senza – ci scommettiamo – perdere appeal in gusto.

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Riccardo Quintili

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