Cosa fare per

Tasi e Imu, tempo di acconti

Tutti pronti per un altro giro di giostra? Tasi e Imu tornano a bussare alla porta dei possessori di case, fabbricati e terreni.  Ci eravamo lasciati coi rompicapo del 2014, tra scadenze prorogate e rate di saldo pagate in affanno col Natale alle porte. Sembra passato un attimo, eppure quella stessa giostra ha già ripreso a girare in vista degli acconti dovuti per il 2015. Il 16 giugno (un martedì) è la data da segnare in rosso sul calendario.
E se per le rate di giugno si potrà versare il 50% di quanto pagato lo scorso anno, a prescindere dalle aliquote decise dai Comuni, aspettando il saldo per le differenze,  vale a ogni modo la pena di non farsi cogliere impreparati e capire effettivamente quanto gli enti locali esigono sulle diverse tipologie di immobile. Una cosa, ad esempio, possiamo subito chiarirla: dopo l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, l’abitazione principale ovvero l’immobile dove il possessore stabilisce non solo la residenza anagrafica ma anche la dimora fisica, è soggetta esclusivamente al pagamento della Tasi.

NIENTE PIU’ IMU?

Non esattamente: niente più Imu per quanto riguarda le abitazioni principali, ma in realtà la vecchia imposta è tutt’altro che defunta e continua a essere applicata su qualunque altro immobile destinato a un uso diverso da quello di abitazione principale (vedi le seconde case, gli uffici, i negozi). Non solo: tutte queste altre tipologie di immobile scontano, o potrebbero scontare, anche la Tasi: ciò dipende dall’entità assunta dalle aliquote nel singolo Comune.
Sostanzialmente il passaggio dall’Imu alla Tasi non ha comportato nessun vero cambiamento dal punto di vista della procedura di calcolo della base imponibile. Viceversa le differenze fondamentali vanno ricercate a monte nei regolamenti applicativi, e riguardano una le detrazioni e l’altra la “passività” di inquilini e comodatari.
Con l’avvento della Tasi le detrazioni sono diventate una sorta di “terno al lotto” che potrebbe premiare come penalizzare il contribuente. Mentre ai tempi dell’Imu (biennio 2012-2013) le detrazioni erano identiche in tutta Italia ed erano garantite per tutti i possessori dell’abitazione principale, con la Tasi l’applicazione di un certo margine di detraibilità resta un aspetto affidato al volere dei singoli Comuni che di conseguenza potrebbero anche non deliberare nessuna agevolazione.
Tanto per capirci: se i prelievi su abitazione principale (solo Tasi) ed altri immobili (Tasi + Imu) non “sforano” le soglie ordinarie individuate dallo Stato (rispettivamente 2,5 e 10,6 per mille), le detrazioni restano di fatto una libera scelta del Comune; viceversa se dovessero saltar fuori prelievi maggiorati rispetto al 2,5 e 10,6 per mille, ciò indicherebbe la presenza di una qualche detrazione sulle abitazioni principali. Quindi attenzione alle aliquote e alle delibere.

INQUILINO O PROPRIETARIO?

L’altro aspetto del tutto nuovo è quello che coinvolge inquilini e comodatari. Questi contribuenti, quando fu introdotta l’Imu, non erano chiamate a versare nemmeno un centesimo. Con la Tasi invece qualche cosa potrebbero pagare, sia pure in misura ridotta. In pratica inquilini e comodatari sono soggetti a una quota minoritaria compresa tra il 10 eil 30 percento (a seconda di quanto stabilisce il Comune) dell’imposta complessiva dovuta dal padrone di casa, sempre che la permanenza nell’immobile sia superiore ai 6 mesi. È evidente allora che se l’Imu, per quanto odiata, offriva punti certi e un regolamento un po’ meno contorto, la Tasi al contrario presenta diversi aspetti di non facile lettura che potrebbero indurre all’errore. Per chi si sente a suo agio fra aliquote e delibere, il calcolo fai-da-te sarà la soluzione ideale; per tutti gli altri, invece, affidarsi alla competenza di un Caf potrebbe essere la scelta più saggia.

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Luca Napolitano

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