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Bisfenolo A: tanti dubbi e poche alternative

Nonostante la recente presa di posizione dell’Efsa che ha rivisto i profili di rischio del bisfenolo A, il composto chimico usato nelle plastiche e nelle lattine, resta un sorvegliato speciale e le aziende si avviano alla sua messa al bando dalle loro produzioni. L’ Environmental Working Group, un’organizzazione no-profit americana, in un report ha censito 252 marchi di cibi in scatola di 119 aziende per verificare quanti ancora facessero uso della sostanza e quanti, invece, l’avessero sostituita con un’altra. Dalla fotografia del mercato americano scattata tra gennaio e agosto dello scorso anno, è emerso che 31 marchi fanno uso di lattine completamente “BPA-free” per tutte le loro produzioni, 34 per uno o più prodotti e 78 ancora utilizzano lattine contenenti il BPA. Delle 31 marche BPA-free solo 13 hanno spiegato con quali sostanze hanno sostituito il bisfenolo A. Si tratta, tra l’altro, di vinile, poliestere, oleoresine, polimeri modificati, e titanio dioxide: molecole che, a volte, incidono sul prezzo finale del prodotto aumentandolo del 21-34%. Questa reticenza – fanno sapere dall’EWG – fa sì che i consumatori non possano fare scelte di acquisto con consapevolezza e neanche stimare la quantità di bisfenolo A cui sono quotidianamente esposti.

Il rischio per la salute è legato, infatti, alla dose massima giornaliera di BPA: di recente l’Efsa ha diminuito il livello di sicurezza passando da 50 ad appena 4 microgrammi per chilo di peso corporeo al giorno. Oltre queste soglie c’è il pericolo di anomalie riproduttive, cancro al seno e alla prostata, diabete e malattie cardiache. Un recente studio dell’Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria e alimentare (Anses) francese ha evidenziato l’esistenza di rischi potenziali per i bambini le cui madri sono state esposte a questo perturbatore endocrino durante la gravidanza. In particolare, per le bambine gli studi mostrano una modifica della struttura della ghiandola mammaria del feto che potrà favorire lo sviluppo del cancro al seno.

Il lavoro dell’EWG ha permesso, anche, di classificare le aziende in quattro gruppi: dalle “best players”, ossia quelle più virtuose (per esempio, Amy’s Kitchen, Tyson Food) che utilizzano lattine BPA free per tutte le loro produzioni alle “worst players”, le peggiori (per esempio, Hormel Food, Pinnacle Food) che usano il bisfenolo A in tutte le loro produzioni. Poi ci sono le aziende classificate come “better players”, che possono migliorare (come, Eden Food, Whole Food Market) che utilizzano lattine senza bisfenolo A solo per alcune produzioni e le “uncertain players”, letteralmente le meno trasparenti (tra le quali la Kraft Food, Campbell Food) di cui fanno parte 54 aziende che non hanno fornito informazioni al riguardo e per le quali non è chiaro se e come hanno sostituito il BPA.

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Valentina Corvino

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