Sono chiamate per lo più “malerbe”, “infestanti”, “erbacce” e crescono spontanee nei prati, sui cigli delle strade, nei giardini, negli orti. Sembrano, quindi, qualcosa di inutile e dannoso che deve essere eliminato con tutti i mezzi a disposizione, meccanici o chimici. Eppure, fino al secondo dopoguerra, molte di queste erbe selvatiche hanno costituito un’importante risorsa alimentare.
La “fitoalimurgia” (studio delle piante a uso gastronomico) era diffusa e tramandata: ogni pianta commestibile aveva un suo nome locale, era cucinata con una o più ricette tradizionali ed era al centro di una leggenda, un racconto, un mito. Questo sapere era parte integrante della comunità: costituiva un elemento simbolico di riconoscimento che rafforzava il senso di appartenenza e di identità.
Poi, il progresso ha gradualmente e inesorabilmente cancellato la memoria. Le persone, potendo scegliere altro, hanno smesso di usare e di nominare le erbe spontanee edibili e pian piano hanno smesso di riconoscerle. E così, nei prati sono tornate le “malerbe”, senza alcuna distinzione.
Una storia in controtendenza
È quella delle “buonerbe” che vengono offerte nei menu degli agriturismi, insegnate nei corsi di riconoscimento, riscoperte dai bambini nelle fattorie didattiche. Possono vantare un posto di eccellenza all’interno di Orti Botanici e nei corsi di studio delle Università, e sempre più spesso sono “pubblicate” su riviste di settore e su blog di appassionati.
Non si tratta, quindi, di una tradizione arcaica sostenuta solo da qualche anziano o da sporadici hobbisti, ma di un rinnovato entusiasmo trasversale per un interesse moderno. Per alcuni si tratta di economia (aziendale e familiare), per altri di scienza, per altri ancora di “spirito” (perché un prato fiorito ci permette di contemplare la bellezza e ci rimette in sintonia con la nostra essenza). Sta di fatto che le piante selvatiche edibili, immenso patrimonio liberamente disponibile in natura, sono di nuovo percepite come un tesoro prezioso, che nutre il corpo, la mente e l’anima.

Bene comune
La scelta di dedicare a questo “bene comune” sabato 23 maggio, la X edizione della giornata nazionale Mangiasano di VAS (Verdi Ambiente e Società), nasce proprio dal desiderio di rafforzare questa tendenza, di aumentare la sensibilizzazione, di diffondere e condividere le conoscenze sull’argomento. L’obiettivo finale è “salvare i saperi per salvare la biodiversità” (non a caso, la giornata Mangiasano ogni anno è organizzata in concomitanza con la giornata mondiale della Biodiversità indetta dall’Onu). La fitoalimurgia, infatti, potrebbe consentire la diffusione delle conoscenze ecologiche e permettere di sensibilizzare i cittadini con la praticità e la quotidianità, attraverso un “uso” diretto delle erbe come risorsa alimentare. Infatti, il contatto con la natura non è più solo “teorico”, ma è concreto con singoli elementi selvatici (erbe eduli) e con l’intero ecosistema in cui essi sono inseriti.

Guida alla biodiversità
Le attività di educazione, informazione e formazione, accrescendo la consapevolezza del pubblico rispetto all’importanza degli habitat naturali, potrebbero rivestire un ruolo interessante per il conseguimento di obiettivi strategici per la salvaguardia della biodiversità.
In collaborazione con la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), partner storico della Campagna Mangiasano, sono stati programmati circa 20 eventi in tutta Italia e nel Padiglione Italia di EXPO a Milano. Laboratori per bambini, mercatini, convegni, spazi di riflessione saranno realizzati a partire dal 23 maggio, fino alla fine dell’estate anche con altri partner della società civile (Federconsumatori, Adusbef, Arcipesca Fisa, Upter Solidarietà). La connessione con gli agricoltori e i consumatori è evidente: la riscoperta della fitoalimurgia può significare un aumento delle attività multifunzionali delle aziende rurali con proposte di alimentazione sana e nuove opportunità di connessione con il territorio e i cittadini.
Istruzioni per… la raccolta
Durante le iniziative Mangiasano si daranno indicazioni semplici ma indispensabili ai “nuovi raccoglitori” del XXI secolo. Un piccolo vademecum, regalatoci dall’esperta Isy del blog “tracce di clorofilla”, sarà distribuito attraverso la rivista Verde Ambiente e diffuso sul web. Si ricorderà di fare attenzione a scegliere correttamente le piante da mangiare perché molte di esse sono velenose e alcune. seppur edibili, possono avere effetti indesiderati se mangiate in grandi quantità. Si consiglierà di non distruggere l’intera pianta, ma di prendere con un coltellino affilato, solo le parti che ci interessano, per non deturpare l’ambiente. Infine, si ricorderà che le erbe spontanee sono sane e nutrienti, ma bisogna assicurarsi che la loro raccolta sia effettuata lontano da campi irrorati con pesticidi e concimi chimici. Per mangiare sano, come sempre, non basta munirsi di pazienza e di conoscenza, ma è necessario anche tutelare l’ambiente. Un concetto che ribadiamo ogni anno, in tutte le salse!

VEDI LA SCHEDA SULLE “MALERBE”

 

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Simona Capogna

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