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Nature a favore della vivisezione fa discutere

Un editoriale di Kay Davis, genetista dell’Università di Oxford, e Nature prende posizione per la sperimentazione animale. E si tratta di una posizione che fa discutere: in sostanza, afferma Davis, le nuove normative europee che vorrebbero eliminare la sperimentazione sugli animali metterebbero in pericolo la scienza, l’uomo e gli stessi animali. “La rimozione della direttiva – scrive il genetista – sarebbe un significativo passo indietro per il benessere degli animali nell’Unione Europea e per il ruolo guida dell’Europa nella promozione della salute umana e animale”. Anche il mondo scientifico, aggiunge, auspica di poter un giorno convalidare farmaci senza dover eseguire test su animali, ma non è ancora possibile farlo.

È davvero così? In molti ne dubitano ma qualcuno, come Gianluca Felicetti, presidente della Lav, ha qualcosa di più di un dubbio. “Da sempre chi difende la vivisezione adduce false giustificazioni alimentando lo stereotipo che “sacrificando” gli animali, si salvino vite umane. La lobby vivisettoria ha influenzato fortemente l’opinione pubblica grazie a ingannevoli promesse diffuse quotidianamente che hanno fatto accettare, passivamente, il concetto di vivisezione come “male necessario”. E l’idea che gli antivivisezionisti siano degli estremisti, visionari, irresponsabili che amano più le altre specie della propria ed esprimono le proprie posizioni tramite azioni violente e rissose, ma pare ovvio il concetto contrario. Chi difende il diritto alla vita lo fa proprio perché considera questo bene una priorità per tutte le specie viventi, compresa quella umana e lotta perché non esistano forme di discriminazione, perché il dolore non conosce differenze di pelle né nel colore né nella pelliccia”.

Gianluca Felicetti assieme a Michela Kuan ha da poco dato alle stampe “Oltre il filo spinato di Green Hill” un libro intero sulla base – come recita il sottotitolo – del dato di fatto che “La vivisezione esiste ancora. Come e perché superarla”.

Non potevamo dunque non chiedere proprio a Felicetti come si risponde a chi, periodicamente, ritiene la vivisezione “un male necessario”.

 

Non siamo ratti di 60 chili…

“Si tratta di opinioni che non hanno supporto scientifico in quanto è vero che tutti i farmaci sono testati sugli animali, ma è anche corretto far sapere che nessuno viene messo in commercio prima di essere provato sull’uomo ed è questa fase quella indicativa per la nostra specie, cioè quella clinica (se quella sull’animale sia stata predittiva o no si può sapere solo a posteriori)”.

Nel libro, poi, Felicetti e la Kuan fanno addirittura alcuni esempi dei danni fatti dalla sperimentazione sugli animali su importanti cure per l’uomo. “Bisogna stravolgere lo stereotipo che la sperimentazione animale sia ”un male necessario”, non siamo più alla fine dell’800 e ci sono numerose evidenze scientifiche che dimostrano quanto siano poco predittivi e fuorvianti i dati ottenuti da modelli animali per l’uomo. Come nel caso del fumo di sigaretta, che non sviluppa il cancro nelle altre specie mentre ne conosciamo fin troppo bene gli effetti sull’uomo, i “modelli animali” sono stati un paravento giuridico per decenni per l’industria del tabacco e continuano a esserlo per quella del farmaco. Un altro caso eclatante il virus della polio, gli studi sulle scimmie ne hanno ritardato la cura di oltre 30 anni”.

E aggiunge: “Noi non siamo ratti di 60 chili (come dice il noto ricercatore Tomas Hartung), è inutile che continuiamo a pretendere che un topo sia simile all’uomo quando è evidente che differiamo per genetica, anatomia, fisiologia, comportamento e infiniti parametri spesso concatenati. Come pensare di investigare in un animale notturno che vive nelle fogne la depressione post-parto?”.

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Riccardo Quintili

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