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La telemedicina? In Italia va a singhiozzo

Nell’era di internet i consumatori ormai possono interagire in ogni momento con chi presta i servizi, e lo possono fare anche in qualità di assistiti del Servizio Sanitario Nazionale, diventando così “pazienti 2.0”. Anzi, ciascuno di noi potrebbe rivolgersi al proprio medico di famiglia anche tramite e-mail – laddove non sia necessaria una visita personale – eliminando così tempi di attesa presso il suo studio. Le nuove tecnologie possono infatti essere messe al servizio dei pazienti che utilizzando il PC, lo smartphone o il tablet per collegarsi via internet al centro sanitario che li interessa, possono prenotare o disdire la visita, pagare il ticket, ritirare referti e girarli online.

Alla telemedicina il Movimento difesa del cittadino ha dedicato un convegno, il 5 maggio, per presentare i risultati di un monitoraggio sui servizi online delle Asl di tutta Italia che ha portato alla prima mappatura dei servizi di telemedicina. Nella stessa occasione, è stato assegnato alle best practices italiane il Premio “E-Health, Salute & Innovazione 2015”.

Il digital medical divide

In Italia l’uso della Telemedicina è piuttosto arretrato rispetto agli altri paesi anche se permetterebbe il contenimento dei costi per la Sanità facendo tornare i conti pubblici evitando pericolosi tagli alle spese in questo ambito e permettendo una tempestività di azione che a volte può rappresentare la linea di demarcazione tra la vita e la morte. Il concetto di tempestività – spiega Mario Grigioni, dell’Istituto Superiore di Sanità – è anche collegato a quello di equità delle prestazioni: “con la velocità si può arrivare a offrirle a tutti, quindi se c’è la possibilità di usare la tecnologia per essere più rapidi bisogna farlo”.

Per questo i risultati del monitoraggio sull’uso della Telemedicina realizzato da Mdc nell’ambito del progetto “Consumatori 2.0”, finanziato dal Mise con i fondi derivanti dalle multe comminate alle aziende che violavano la legge antitrust, sono stati piuttosto deludenti: su 139 Asl interpellate tramite Pec, solo 16 hanno risposto. Per le altre i dati sono stati ricavati studiando i loro siti. Livia Zollo, che ha seguito il progetto per Mdc, offre una panoramica desolante: al Nord la telemedicina è piuttosto avviata, soprattutto in Lombardia, Liguria e Veneto mentre al Centro Italia i servizi online sono pochissimi e solo poche Asl permettono di prenotare, disdire o pagare online. Nel Sud Italia la situazione è ancora peggiore: a eccezione della Puglia, le altre regioni non offrono praticamente alcun servizio online.

Velocità da recuperare

Inoltre, per i pazienti che ne avrebbero maggior bisogno, come i malati cronici, non c’è quasi nessun servizio di telemedicina (compresa la telediagnostica), in qualsiasi parte d’Italia. Questo dato è particolarmente rilevante perché si costringono così i pazienti affetti ad esempio da malattie rare, i bambini che hanno malattie croniche, gli anziani, ecc. a raggiungere faticosamente altre città, dove trovano centri specialistici per la loro patologia mentre si potrebbe semplicemente – come fa notare lo stesso presidente di Mdc, Antonio Longo – fare un accertamento sul posto e inviarlo al centro in cui opera lo specialista per mostrare ad esempio la lastra o l’ecografia o i risultati di un’analisi e ottenere una diagnosi e una prescrizione nell’arco anche di pochi minuti senza dover affrontare un viaggio.

Dall’urgenza alla prevenzione

Tra i punti di forza della Telemedicina troviamo anche il miglioramento dei rapporti medico-paziente e il costante monitoraggio delle patologie. Perché i rapporti medico-paziente siano destinati a migliorare ce lo spiega il Senatore Maurizio Romani, Vice presidente della Commissione Igiene e Sanità: “Con la Telemedicina si passa dal curare il paziente a posteriori al prendersi cura del paziente nel tempo, rendendolo compartecipe e ‘consumer’ di servizi che il medico dovrà gestire, permettendo così la nascita di un nuovo modello sanitario, di integrazione socio-sanitaria in cui tutti gli attori – medici, pazienti, analisti, ricercatori, ecc. – diano il proprio contributo”.

Con la Telemedicina insomma si potrebbe – con bassissimi costi per il SSN – passare dall’ottica dell’intervento in urgenza a posteriori a quella della prevenzione tramite la presa in cura del paziente. Per una sanità del futuro, che potrebbe essere già qui, se lo si volesse.

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Daniela Molina

Daniela Molina