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Olio, così quello straniero diventa Made in Italy

Le inchieste in corso parlano chiaro: olio greco e turco “etichettato” come italiano, tonnellate di tunisino fatto passare come made in Italy. Nei porti del Sud l’allarme resta alto. Anche perchè nella campagna olearia passata è bastato aver barato sulla rese delle olive alzandola – nella produzione 2014-2015 la resa è stata molto bassa – per immettere ingenti quantità di extravergine con un passaporto diverso dall’originale. Per poi spacciarlo, in Italia e soprattutto sul mercato estero, come “100% italiano”.

Dna alterato

È in Puglia dove si concentrano le indagini più scottanti e chi lavora a ricostruire la vera identità di migliaia di tonnellate di extravergine comunitario ma soprattutto extracomunitario pronto ad essere imbottigliato come italiano, parla di un grosso traffico “in mano ai signori dell’olio”, i grossisti che riforniscono anche molti marchi commerciali italiani. Intermediari capaci di rimpiazzare quell’olio di carta dichiarato in eccesso grazie alla resa truccata dell’oliva con oli greci, turchi e magrebini. Grazie all’analisi del Dna dell’olio, una metodica di analisi non ancora accreditata ma riconosciuta a livello di comunità scientifica, gli inquirenti avrebbero scoperto che l’olio analizzato non ha le caratteristiche “genetiche” tipiche delle cultivar italiane. Dalle prime rilevazioni il Dna sarebbe molto simile a quello che troviamo nelle olive coltivate nel Nord Africa o in Grecia.

La triangolazione

Una presunta triangolazione tra paesi extracomunitari, Italia e Spagna, invece, sarebbe alla base di un altro scandalo che, secondo quanto rivelato dal ilFattoQuotidiano.it, rischia di far tremare l’intero comparto. La testata diretta da Peter Gomez parla di “un presunto cartello dell’olio italospagnolo che tiene bassi i prezzi, bypassa la qualità del prodotto ed elude le regole sulla concorrenza, ottenendo il marchio made in Italy pur avendo solo il 16% di olio italiano. Lo denuncia il nucleo di intelligence anti frode dell’Agenzia delle Dogane, che dal 2009 al 2013 ha redatto una serie di report che sono stati tutti secretati dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle contraffazioni. Il motivo? La presenza di profili giudiziari penalmente rilevanti anche perché coinvolgono stati esteri.  I report, tuttavia, sono stati visionati dal deputato del M5S Francesco Cariello, che per legge ha diritto di leggerli in quanto vicepresidente della commissione sulle contraffazioni”.

“In sostanza lo stesso soggetto, che fa capo alla società iberica Deoleo, a sua volta controllata dal fondo di private equity Cvc (che ha acquisito marchi italiani come Carapelli, Bertolli e Sasso) vende e compra olio ottenendo il marchio made in Italy nonostante la provenienza non sia italiana, bensì Ue ed anche extra Ue (greco, spagnolo, tunisino, marocchino)”. Francesco Cariello ha raccontato a ilFattoQuotidiano.it che “nei documenti secretati l’intelligence denuncia che un extravergine “con solo il 16% di prodotto italiano guadagna il marchio made in Italy, mentre il restante 84% è di provenienza straniera”.

9 campioni declassati

E proprio al laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane abbiamo fatto analizzare – tanto da un punto di vista chimico quanto sensoriale –  20 campioni di olio extravergine e i risultati, pubblicati sul numero di giugno di Test non hanno lasciato spazio ai dubbi sul tipo di qualità che la disastrosa campagna olearia 2014-2015 ha prodotto: ben nove bottiglie sulle 20 sono state declassate dal Comitato di assaggio a semplici “oli di oliva vergine”.

Un olio per essere extravergine deve infatti rispettare tutti i parametri chimici previsti dalla normativa e superare la prova del panel test, obbligatoria per legge dal 1991, ovvero non riportare alcun difetto organolettico. La presenza anche di una sola attribuzione negativa rinvenuta dagli assaggiatori esperti e accreditati ne decreta il declassamento, ad esempio dalla categoria “extravergine” a quella inferiore di “vergine”. E questo è esattamente quello che è accaduto quasi per un prodotto su due di quelli che il Test ha voluto portare in laboratorio per verificare, dopo una stagione olearia disastrosa, la qualità del grasso vegetale più regale che portiamo sulle nostre tavole.

I risultati delle nostre analisi possono essere consultati scorrendo la gallery qui sotto.

 

 

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enrico cinotti

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